Parma, Guidolin: “Battiamo la Roma per la regolarità del campionato”

Francesco Guidolin si appella alla professionalità del Parma contro la Roma. La posta ha un valore ben diverso fra emiliani e giallorossi, ma il tecnico conferma come la squadra non tenga a fare favori agli avversari e non tema di interpretare il ruolo di arbitro del campionato. In campo il Parma andrà insomma per vincere («l’obiettivo resta i 50 punti») e per la regolarità del torneo. «La squadra deve reagire nel modo giusto a questo tipo di tensione – esordisce l’allenatore – Avremo tutti gli occhi addosso e dobbiamo dare un’immagine di grande professionalità e grande spirito. Lo abbiamo già fatto con Napoli, Genoa e Bologna. E visto che negli ultimi due casi ci è mancato il risultato, ora è il momento di ottenerlo». Obiettivo, insomma, dare il massimo nonostante le troppe assenze: «Fortunatamente ho a disposizione Jimenez e Dzemaili ma non c’è altro. Zaccardo, Paci, Zenoni, Morrone e Paloschi non sono con noi e avremo tanti giovani in panchina. Ma è una delle ultime occasioni per mostrare il volto migliore. Non abbiamo niente da perdere, diamoci dentro e giochiamo una grande partita». Come al solito poche, pochissime informazioni su chi scenderà in campo. Questa volta però, oltre alla pretattica, c’è la difficoltà di scegliere, viste le tante assenze. Unica concessione l’assetto della difesa che, spiega Guidolin, «sarà a tre, perchè è quello che mi permette la rosa». In attacco, invece, sembra esclusa la scelta della coppia Bojinov-Crespo. «È una delle ipotesi che abbiamo provato in allenamento e devo dire che insieme hanno fatto bene con il Bologna. Domani però avremo di fronte un avversario ben diverso…». Allora, più che i nomi, Guidolin confida la mentalità con cui il suo Parma dovrà scendere in campo. «Prima di tutto non dobbiamo farli giocare – rivela il tecnico – La Roma ha dei campioni abilissimi a nascondere la palla e noi non possiamo permetterglielo. Dal punto di vista tattico è la squadra più forte del campionato: se la palla passa fra i piedi di Pizarro, Totti, Vucinic, Menez o De Rossi, e possono ragionare, diventa davvero dura». «Una Roma – continua Guidolin – che sa di non essere ancora morta. In più, non giocando in contemporanea con l’Inter, la troveremo più agguerrita». Anche perchè al Tardini è attesa una vera e propria invasione giallorossa, 5.500 i biglietti a disposizione, già tutti esauriti, per la tifoseria ospite. La zona dello stadio sarà off-limits per chi non è residente o non è in possesso di un biglietto. Le auto non potranno circolare attorno al Tardini a partire dalle 15 (la partita avrà inizio alle 18) e un cordone di centinaia tra poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa, con battaglioni che arriveranno da Bologna e Milano, eviterà qualsiasi contatto fra le tifoserie. All’interno dello stadio la vigilanza sarà invece assicurata da 210 steward. L’esodo romanista ha spinto la società a confezionare due mini-spot tv, protagonisti gli stessi calciatori, per convincere i supporter di casa a non disertare lo stadio per paura di scontri. «Mi auguro che il nostro pubblico ci dia una mano – commenta Guidolin – Era giusto che fosse la squadra a trascinare gli spettatori, chiamarli a raccolta in questo momento particolare della stagione. È la squadra che, dimostrando di non mollare mai, di avere grande attaccamento alla maglia, può lanciare questo appello. Perchè non l’ho fatto anch’io? Nella mia carriera di allenatore le volte che l’ho fatto è sempre andata male. Le due, tre occasioni in cui è capitato si è perso e quindi ho preferito lasciare spazio ai ragazzi». Al Tardini, quindi, cori contrapposti, cosa che rischia di non accadere all’Olimpico dove un gruppo di sostenitori della Lazio avrebbe chiesto alla squadra di lasciare spazio all’Inter per non regalare lo scudetto alla Roma. «Siamo in Italia – commenta amaramente Guidolin – Questo non è altro che un aspetto del modo di vivere il calcio nel nostro paese. Da noi, dove conta solo la vittoria, può anche capitare che una tifoseria spinga la propria squadra a non fare risultato. A me non è mai successa una cosa del genere».

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