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“Sono il migliore del mondo” poi si scopre che è dopato

Published by
Francesco Domenighini

Quando un atleta sta per vincere la medaglia d’oro è un momento davvero unico, ma quando arriva grazie al doping è veramente un disastro.

Partecipare all’Olimpiade è il grande sogno di tutti gli atleti, per questo motivo riuscire a vincere l’oro è un qualcosa di straordinario e che porta con sé sudore e fatica come poche altre cose al mondo, ma quando viene ottenuto attraverso l’aiuto di sostanza dopanti tutto perde di fascino e di bellezza, come quando il mondo venne scosso a Seoul nel 1988.

Atletica doping (Pixabay)

Ci sono degli atleti che sognano per tutta la vita il grande traguardo chiamato oro olimpico e questo è dovuto dal fatto che questo grande avvenimento accade ogni 4 anni e mette a diposizione la gloria eterna nell’immaginario collettivo anche per quegli sportivi che di solito non vivono sotto le luci della ribalta.

La gara più importante sono senza ombra di dubbio i 100 metri piani maschili, con il 1988 che fu un anno davvero molto particolare, con tutti che non vedevano l’ora di assistere alla magica sfida tra il canadese Ben Johnson e lo statunitense Carl Lewis, il Figlio del Vento.

In molti pensavano che Johnson sarebbe stato in grado di battere Lewis e porre fine al suo dominio ed è esattamente quello che fece disputando una gara straordinaria, potendo così passare dal bronzo di Los Angeles all’oro di Seoul, ma la gioia fu di breve durata.

Johnson dice addio all’oro: le accuse di doping

Quel giorno a Seoul Johnson era riuscito a realizzare anche uno straordinario record del mondo con 9″79, basti pensare che Marcell Jacobs con una crescita degli studi e dell’alimentazione dell’atleta ha vinto l’oro a Tokyo con 9″80, ma alla fine tutto sfumò.

Il canadese venne trovato positivo allo stanozololo, venendo così squalificato, ma a sorpresa l’oro non venne lasciato vacante, come in molti casi succede in questi casi, bensì venne messo al colo del secondo Carl Lewis, probabilmente come segno di riconoscimento per tutte le grandi imprese realizzate in carriera.

Johnson provò in futuro a rimettersi in carreggiata, ma purtroppo per lui non ce ne fu più modo, tanto è vero che a Barcellona si presentò in pessima condizioni, venendo addirittura eliminato nelle semifinali concludendo così la sua terza Olimpiade, pessima dal punto di vista del risultato, ma almeno non disonorevole come quella del 1988 dove si macchiò di un grave illecito sportivo.

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