Che fine ha fatto Casey Stoner? Dopo le vittorie il dramma della malattia

Due titoli Mondiali vinti in MotoGP, una valanga di ducatisti che lo amano ed una malattia che lo debilita. Dov’è finito Casey Stoner?

In un mondo di yamahisti che parteggiavano per Valentino Rossi, i ducatisti trovarono conforto tra le braccia di Casey Stoner. Pilota motociclistico australiano, capace di vincere due titoli Mondiale MotoGP di cui uno proprio su Ducati, è stato tra i più talentuosi e apprezzati motociclisti del ventunesimo secolo. Ma dov’è finito oggi Casey Stoner?

Casey Stoner
LaPresse

Quando pensiamo alla MotoGP e ai suoi duelli storici non possiamo non pensare subito, tra gli altri, a quello tra Valentino Rossi e Casey Stoner. Dopo aver dimostrato di essere un bravo pilota in Moto2 (ex classe 250 per i più attempati), BaStoner l’australiano approda in massima categoria firmando per la Honda con la quale si posiziona ottavo a fine stagione. Non un chissà quale risultato ma parliamo pur sempre di un esordiente che mostra coraggio e aggressività in pista. Nulla da fare, Honda non lo sostiene.

Laddove i giapponesi della Honda non vedono nulla, i vertici di Ducati annusano tracce di campione in Stoner e pertanto gli concedono un contratto con la casa motociclistica di Borgo Panigale andando ad affiancarlo a Loris Capirossi.

Con il sedere ben saldo sulla Desmosedici, il cui motore è stato progettato dall’ingegner Filippo Preziosi, Stoner è imprendibile: vince Gran Premi in Qatar, Turchia, Cina, Catalogna, Gran Bretagna, Stati Uniti, Repubblica Ceca, San Marino, Australia e Malesia e quindi, neanche a dirlo, a ventidue anni appena si laurea campione del Motomondiale in sella alla Ducati totalizzando 367 punti. Diventa immediatamente l’idolo dei ducatisti, corre in tutto quattro anni con la Desmosedici prima di tornare in Honda.

I giapponesi si scusano, gli offrono tanti soldi ed un bolide per tornare a vincere (dopo due quarti posti ed un Mondiale sfiorato l’anno dopo la vittoria del 2007), così BaStoner accetta. Casey è un po’ spigoloso, spesso nel Paddock non si trova bene con i team che lo affiancano e supportano, parla poco il ragazzo ma quando sale in sella alla sua Honda RC212V non ce n’è per nessuno.

Casey torna imprendibile, vince dieci Gran Premi e con 350 punti si aggiudica nuovamente il titolo Mondiale MotoGP. In Honda dura appena due anni però, il primo dove si laurea campione ed il secondo dove totalizza 254 punti ed arriva terzo, prima di annunciare al mondo delle due ruote il suo prematuro ritiro a soli 27 anni (nel 2012).

Per anni ci sarà molto mistero circa il suo ritiro: c’è chi dice che la prematura scomparsa di Marco Simoncelli l’abbia turbato e spaventato abbastanza da farlo scendere dalla moto, c’è chi dice che non sosteneva più il duro confronto con il team nei vari Paddock, c’è chi pensa che la nascita di sua figlia Alessandra Maria l’abbia voluto più protettivo e presente in casa… la verità, alla quali queste comunque hanno portato acqua al mulino, la svelò lui ad un evento del 2021: “Hanno introdotto l’elettronica che ci privava del controllo, poi le alette e le innovazioni aerodinamiche, una sofisticazione sempre maggiore. Io adoro guidare la moto e controllarla, mi piace quando le cose sono più difficili, via via la MotoGP è diventata troppo facile. Adoravo comunque salire in sella, ma alla fine mi sono reso conto che alla guida dedicavo il 5% o il 10% del mio tempo, il resto era altro”.

Casey Stoner: la malattia

Dopo il ritiro BaStoner ha lavorato come collaudatore prima per Honda e poi per Ducati, salvo poi scendere dalla moto e costringersi al letto per l’aggravarsi della sua malattia: la sindrome da stanchezza cronica.

La malattia, con la quale combatte da anni, lo sta condizionando e non poco: “Il mio fisico si stava deteriorando senza un motivo apparente: andavo ad allenarmi e tornavo scoppiato. Sono andato dal dottore e all’inizio ho sbagliato. La stanchezza cronica non ha cura, ma pensavo che l’avrei trovata, che mi sarei allenato più di chiunque altro e sarei andato avanti. Ma la verità è che questa malattia mi sta distruggendo e non riesco a gestirladirà in un’intervista nel 2020.

Ultimamente Casey Stoner si è fatto promotore di una raccolta fondi per la ricerca sulla malattia, così da aumentare le conoscenze mediche in campo e lavorare affinché si trovi una cura.

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