La vera causa della morte di Senna: ecco il motivo che nessuno conosce

Ayrton Senna è stato uno dei piloti più amati in assoluto nella storia, con il suo nome che è diventato unico e leggendario per sempre.

Se c’è stato un pilota che è stato in grado davvero di unire tutti i tifosi delle varie Scuderie, quello è stato senza ombra di dubbio Ayrton Senna, con il campionissimo brasiliano che si è dimostrato in tantissime circostanze come un vero e proprio fenomeno alla guida, con il giorno della sua morte a Imola nel 1994 che è stato sicuramente uno dei momenti più tristi che si potessero mai vedere, ma quel weekend fu davvero maledetto.

Ayrton Senna F1 (LaPresse)
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L’1 Maggio 1994 non verrà mai ricordato assolutamente per essere una delle tante feste dei lavoratori, in realtà sarà sempre uno dei giorni più tristi che mai si siano vissuti nella storia dello sport, con Ayrton Senna che a Imola si schiantò contro il muretto perdendo drammaticamente la vita.

Quel giorno però non tutti sanno che il brasiliano correva già con il cuore spezzato, con lui che voleva vincere a tutti i costi, dopo aver guadagnato la pole position al sabato, per poter dedicare il successo al suo grande amico che era scomparso proprio il giorno prima in occasione delle qualifiche, ovvero Roland Ratzenberger.

L’austriaco quell’anno stava coronando finalmente del suo grande sogno, tanto è vero che aveva 34 anni e debuttava solamente in quella stagione in F1, con la piccola monoposto Simtek, ma la sua esperienza nel massimo campionato automobilistico del mondo durò veramente pochissime gare.

Ratzenberger e Senna: i due amici se ne vanno per sempre a Imola

Quel weekend è stato sicuramente uno dei periodi più tristi della storia dell’automobilismo, ma allo stesso tempo anche un totale fallimento nell’organizzazione della sicurezza dello sport italiano, un qualcosa che segnò profondamente tutti gli organizzatori di lì in poi.

Ratzenberger in un ragazzo che si era fatto volere davvero molto bene da Ayrton, tanto è vero che non erano molti quelli che riuscivano ad andare d’accordo personalmente con il brasiliano, ma l’austriaco aveva qualcosa di speciale.

Incredibilmente però al termine del weekend lo Stato italiano si macchiò di un’ennesima clamorosa negligenza, tanto è vero che pagò di tasca propria l’aereo che riportò a Parigi la salma di Ayrton Senna, mentre fu tutto a spese della famiglia di Ratzenberger il ritorno della bara in Austria, una distinzione post morte che avrebbe inorridito chiunque, in particolar modo il Magico campione sudamericano che tanto voleva bene all’amico Roland.