Ci sono partite che durano novanta minuti e altre che pesano una generazione. In certe serate il campo non è solo un rettangolo verde, ma una soglia: da una parte l’abitudine, dall’altra qualcosa che non succede da decenni. Le aspettative sono diverse, gli obiettivi pure. Ma quando l’arbitro fischia l’inizio, tutto si azzera.
A Firenze l’aria è tesa, quasi sospesa. Per qualcuno è l’occasione di raddrizzare una stagione complicata, per altri un appuntamento con la memoria. E il dettaglio più affascinante è che nessuno dei due può permettersi di sbagliare.
Da un lato una squadra chiamata a ritrovare se stessa, dall’altro un gruppo che sta costruendo qualcosa di inatteso, settimana dopo settimana. Le statistiche raccontano equilibrio, i precedenti dividono, le sensazioni no: questa è una gara che può decidersi su un episodio, una panchina, una deviazione.
I numeri parlano di un confronto aperto, persino sorprendente. Le probabilità si rincorrono, le quote oscillano, mentre l’ipotesi di una partita bloccata prende corpo. Non è escluso che basti un gol sporco, o un colpo da lontano, per spostare il destino da una parte all’altra. Ma solo a metà del racconto emerge il vero significato della serata.
L’ultimo ottavo di finale di Coppa Italia mette di fronte Fiorentina e Como allo stadio Franchi. Per i viola è un’occasione per dare un senso a una stagione finora tormentata dalla lotta salvezza. Per il Como, guidato da Cesc Fàbregas, è molto di più: tornare tra le migliori otto della competizione a distanza di quarant’anni.
Secondo gli analisti, il Como parte leggermente avanti per il passaggio del turno, mentre l’esito dei novanta minuti resta incerto. I precedenti in Coppa sorridono alla Fiorentina, ma nelle sfide a eliminazione diretta il bilancio è in perfetto equilibrio: una qualificazione per parte.
Sul campo, Nico Paz rappresenta l’uomo simbolo dei lariani, capace di decidere il match con una giocata o un assist. Dall’altra parte, la Fiorentina potrebbe affidarsi a Roberto Piccoli, supportato dalla qualità di Albert Gudmundsson. Anche le soluzioni dalla panchina, o un episodio VAR, potrebbero risultare decisive in una gara così tesa.
È una notte che profuma di storia e di rischio. Per la Fiorentina è un bivio, per il Como un sogno che torna a bussare dopo quattro decenni. E in Coppa Italia, si sa, basta un passo per entrare nella leggenda.
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