Girone B: le schede di Argentina, Corea del Sud, Grecia e Nigeria

GIRONE B

Ventiquattro anni dopo l’ultimo trionfo mondiale, Diego Armando Maradona ha la possibilità di tornare ad alzare la Coppa del Mondo. La sua avventura sulla panchina dell’Argentina, seppur fin ora molto criticata, ha come obiettivo proprio quello di riportare la “Seleçion” sul gradino più alto del mondo. Per farlo, Diego si affiderà al suo erede naturale, il Pallone d’oro Leo Messi, ma anche all’uomo più decisivo di questa stagione: il ‘Principe’ Milito, principale artefice della vittoria interista in Champions League. “Criticatemi, ma vedrete che poi l’Argentina vincerà il Mondiale”, aveva detto il Pibe de Oro durante la fase delle qualificazioni, superata non senza difficoltà da parte dei suoi. Ma prima di poter sognare in grande, la formazione sudamericana dovrà fare i conti con le rivali del Gruppo B: Corea del Sud, Grecia e Nigeria.

ARGENTINA

L’Argentina è sicuramente la formazione favorita per la vittoria di questo gruppo, ma non arriverà in Sudafrica senza portarsi dietro un lungo strascico di polemiche ed incertezze. La squadra albiceleste si è qualificata alla fase finale dei Mondiali dopo un girone di qualificazione in cui non ha brillato a sufficienza, arrivando dietro Brasile, Cile e Paraguay, perdendo per 6-1 contro la Bolivia e rischiando addirittura di finire agli spareggi (ipotesi poi scongiurata dalla vittoria di Montevideo in casa dell’Uruguay per 1-0 con gol del ‘fiorentino’ Mario Bolatti). Ma è soprattutto sulle convocazioni che Diego Maradona, alla sua prima esperienza da ct, ha ricevuto le critiche più spietate, e talvolta non troppo immotivate. Come quando, il 4 febbraio 2010, avvisato dai suoi collaboratori di aver chiamato ben 4 giocatori dell’Estudiantes impegnati in una partita di Coppa Libertadores (per quell’amichevole non aveva la disponibilità dei giocatori militanti nei campionati europei), Diego virò la sua scelta sul centrocampista del Lokomotiv Mosca Guillermo Pereyra, che però era infortunato. Particolarmente difficile è stato fin qui il rapporto del tecnico con i giocatori dell’Inter: se Samuel con lui ha ritrovato la “Seleçion”, Milito ha dovuto siglare una doppietta in finale di Champions per convincerlo, mentre a Zanetti e Cambiasso non è bastato neanche diventare campioni d’Europa. Così, se l’Argentina arriverà al Mondiale con gli attaccanti più in forma del momento (Milito, Messi, Higuain, Tevez), non approfitterà della grinta e dell’esperienza internazionale dei due leader nerazzurri, e rinunciare a capitan Zanetti sembra ancor più un paradosso pensando che tra i convocati non ci sono terzini di ruolo. Sei sono invece i giocatori “italiani” chiamati da Maradona: Andujar (Catania), Samuel e Milito (Inter), Burdisso (Roma), Bolatti (Fiorentina), e infine il talentuoso gioiello del Palermo, Javier Pastore. La bacheca dell’Argentina è la più ricca del mondo a livello di Nazionali, con 2 Coppe del Mondo, 14 Coppe America, 2 ori olimpici e 1 Confederations Cup, e questa potrebbe essere l’occasione giusta per aggiungervi un trofeo, ma l’impressione è che lo stesso Maradona, che fu l’eroe dell’ultimo successo, sia invece il punto debole di questa squadra.

GRECIA

Seconda partecipazione a un Mondiale per la Grecia del ct Otto Rehhagel, e seconda volta con Argentina e Nigeria nel girone. A USA 1994 questo accoppiamento, che al posto della Corea contava la Bulgaria, non portò bene ai greci, che vennero sconfitti in tutte e tre le partite. Gli ellenici sono dunque ancora alla ricerca del primo punto al Mondiale, ma sono anche abituati a stupire: in 3 partecipazioni agli Europei infatti, due volte sono usciti senza punti dal girone eliminatorio, ma una volta sono arrivati in fondo alla competizione riuscendo a vincere il titolo (Euro 2004). Per cercare di stupire ancora, Rehhagel si affiderà prevalentemente agli eroi del 2004, come il bomber Charisteas, ed avrà a disposizione un discreto reparto offensivo che, oltre al giocatore del Norimberga, comprende Samaras del Celtic, Gekas dell’Hertha e Mitroglu dell’Olympiakos. Il tutto supportato dalla fantasia del talentuoso classe ’90 del Panathinaikos Ninis. A guidare il reparto difensivo sarà invece il centrale del Liverpool Kyrgiakos. Tre i giocatori provenienti da squadre italiane: i difensori Moras (Bologna), Socrates Papastathopulos (Geona), capace anche di pericolosi inserimenti in fase offensiva, ed il centrocampista del Siena Alexandros Tziolis, ma le “chiavi” della squadra saranno consegnate ancora una volta ai metronomi Karagounis, ex Inter, e Katsouranis, entrambi in forza al Panathinaikos. Otto Rehagel è alla guida della Grecia dal 2001, uno dei più “longevi” commissari tecnici, e non ha mai cambiato l’impostazione molto difensiva della sua squadra, che, comunque, difficilmente riuscirà a farsi valere in Sudafrica.

NIGERIA

Stesso discorso per la Nigeria, affidata ad un vecchio volpone come Lars Lagerback, per 19 anni alla guida della Svezia. Le “super aquile” sono alla quarta partecipazione al Mondiale, e per la terza volta troveranno l’Argentina nel girone eliminatorio: nel 1994 i nigeriani riuscirono a vincere il girone per differenza reti ed approdarono agli ottavi (eliminati dalla doppietta di Roberto Baggio contro l’Italia), così come nel 1998, mentre nel 2002 Nigeria ed Argentina furono entrambe eliminate da Svezia e Inghilterra. Lagerback ha in Obi Mikel, talentuoso centrocampista del Chelsea, il suo punto di forza, mentre potrà disporre in attacco dei velocisti Martins (Wolfsburg) e Obinna (Malaga), entrambi con un passato in Italia, e del trentaquattrenne ex Inter Nwanko Kanu, al suo terzo Mondiale dopo aver giocato una stagione non esaltante al Portsmouth, ultimo classificato in Premier League. Da seguire con attenzione il difensore campione di Francia col Marsiglia Taiwo. La formazione nigeriana, in passato due volte campione d’Africa, sarà una delle 6 squadre a rappresentare il continente africano organizzatore del Mondiale, ma la sua qualificazione non è stata per niente facile: anzi, è arrivata in maniera rocambolesca all’ultima giornata con la vittoria in Kenya e la contemporanea sconfitta della Tunisia in Mozambico. Considerando il girone non proibitivo, non è comunque un crimine azzardare una qualificazione degli uomini di Lagerback come seconda classificata, dovendosela vedere con squadre del suo calibro come Grecia e Corea del Sud, e ipotizzando già il primato dell’Argentina.

COREA DEL SUD

La Corea del Sud torna al Mondiale dopo l’eliminazione al primo turno nel 2006 e lo storico quarto posto ottenuto nel 2002 sul proprio territorio. Quarto posto, però, viziato in maniera eccessiva da errori arbitrali a suo favore intercorsi nelle partite decisive contro Portogallo, Spagna e, come ricorderete bene, gli azzurri di Trapattoni agli ottavi di finale. Di quel Mondiale la selezione coreana conserva alcune colonne portanti, come il giustiziere dell’Italia Ahn, il centrocampista del Bolton Lee e soprattutto il polivalente jolly del Manchester United, Park Ji-Sung, il capitano e giocatore con maggiore esperienza internazionale, avendo disputato ben 4 semifinali di Champions (una col PSV Eindhoven). Ma alla guida della Nazionale non ci sarà più l’esperto Guus Hiddink, uno dei migliori allenatori al mondo, capace di vincere una Coppa dei Campioni col PSV e strappare semifinali con Olanda, Corea del Sud e Russia tra Mondiali ed Europei, e non ci sarà nemmeno il bravo Dick Advocaat, l’altro olandese che, ripercorrendo il cammino di Hiddink, è passato alla Russia. A guidare le “tigri asiatiche”, alla ottava partecipazione al Mondiale (la settima consecutiva), ci sarà invece l’esordiente Hugh Jung-Moo. Per la prima volta nella storia, sudcoreani e nordcoreani saranno al Mondiale insieme: peccato però che ciò avvenga in un momento di massima tensione tra le due repubbliche, e di profonda crisi economica per quanto riguarda la Borsa di Seul.

Nicola Ghignoli

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