Girone G: le schede di Brasile, Portogallo, Costa d’Avorio e Corea del Nord

GIRONE G

Il Gruppo G è composto da Brasile, Portogallo, Costa d’Avorio e Corea del Nord, e sembra essere uno dei raggruppamenti di maggiore interesse. A parte la Corea del Nord, la cui unica altra apparizione a un campionato mondiale è avvenuta nel 1966, sono senza dubbio squadre di alto livello quelle di Dunga, Quieroz e Eriksson. Il Portogallo ha incontrato Brasile e Corea del Nord in un campionato mondiale unicamente nell’edizione ’66, mentre la Costa d’Avorio nel 2006 si è trovata nel proprio gruppo una testa di serie sudamericana (a quel tempo, l’Argentina), una “seconda fascia” europea di alto livello (in quel caso, l’Olanda) e una nazione “scissa” (allora fu la Serbia, che era solo calcisticamente ancora Serbia e Montenegro). Di questo gruppo, tre nazionali su quattro erano presenti anche al campionato mondiale del 2006.

BRASILE

Quella dei verde-oro è la Nazionale di calcio più titolata del mondo, avendo vinto 5 volte i Campionati mondiali di calcio (1958, 1962, 1970,1994, 2002) ed è generalmente ritenuta la Nazionale più forte al mondo nel panorama calcistico, a tal punto che è un detto comune “gli inglesi hanno inventato il calcio, i brasiliani lo hanno perfezionato”. Nel suo palmarès figurano anche 8 Coppe America e 3 Confederations Cup, anche se manca l’oro olimpico. Il Brasile è attualmente l’unica Nazionale di calcio al mondo ad aver partecipato a tutte le 18 edizioni del Campionato mondiale di calcio finora disputate. Il tabellino dei verde-oro nel Girone di qualificazione è stato di nove vittorie, sette pareggi e due sconfitte, con il valore aggiunto di aver concluso la qualificazione a Sudafrica 2010 con tre giornate di anticipo. Considerando la reputazione che avvolge, come un’aurea, la nazionale verde-oro come team di grandi talenti offensivi, non si può far caso, invece, al talento difensivo che questa squadra ha: infatti il trio interista Julio Cesar, Maicon e Lucio (freschi di Champions con il club nerazzurro), rappresenta la vera e propria spina dorsale di questa squadra. Da valutare le condizioni di Kakà che, anche se quest’anno la sua stagione madridista è stata all’insegna del chiaro-scuro, rimane il fuoriclasse di questa formazione, perno del centrocampo offensivo, ma equilibrato, nel quale senza la sua qualità non sarebbe pensabile una Seleção da finalissima. Davanti, invece, la “sorpresa” può essere rappresentata da Luis Fabiano, autore di 5 reti nella Confederations Cup sudafricana vinta dal Brasile. Carlos Dunga, campione del mondo nel ’94 e finalista nel ’98 con il Brasile da giocatore, predilige la velocità e la quantità, non trascurando, naturalmente, la qualità. L’ex centrocampista della Fiorentina ha assemblato una squadra tatticamente intelligente, che sposa l’etica del lavoro e gioca come una squadra senza un posto per il fattore di “prima-donna”, cosa costata molto cara al Brasile in passato. Muro in difesa e diga a centrocampo: l’esclusione di Pato è soltanto uno degli aspetti che lasciano perplessi gli appassionati di calcio abituati a vedere una Seleçao spavalda e votata all’attacco. 23 giocatori e solo tre attaccanti puri: Grafite, Luis Fabiano e Nilmar, più Robinho, Julio Baptista e Kakà.

COREA DEL NORD

Il miglior risultato ottenuto dalla Nazionale nordcoreana risale al campionato del mondo 1966. Dopo aver pareggiato 1-1 con il Cile e sconfitto clamorosamente l’Italia per 1-0 grazie alla decisiva marcatura di Pak Doo Ik, la squadra superò la prima fase, venendo eliminata solo ai quarti di finale contro il Portogallo di Eusebio per 5-3, ma dopo essere stati in vantaggio per 3-0. Tutti i giocatori della squadra allenata da Kim Jong-hun militano nel campionato nazionale, tranne gli oriundi giapponesi. La Corea del Nord ha affrontato la Mongolia nel primo turno preliminare, sbarazzandosene senza troppi problemi, ed è stata poi inserita nel Gruppo 3 asiatico per il terzo turno di qualificazione: con 3 vittorie e 3 pareggi si è classificata seconda a pari punti con i cugini del sud, dove ha pagato una peggior differenza reti. Il quarto e ultimo turno preliminare l’ha giocato nel secondo gruppo, anche in questo caso si è dovuta accontentare della piazza d’onore, sempre dietro alla Corea del Sud, posizione che però ha significato l’accesso diretto alla fase finale dei Mondiali. La maggior parte dei calciatori gioca in patria, soltanto tre militano al di fuori dei confini nazionali, due in Giappone e uno in Europa. Il più importante di questo sparuto gruppo è l’attaccante Hong Yong-Jo, gioca in Russia con i colori del Rostov, è il capitano della sua Nazionale e allo stesso tempo l’uomo più rappresentativo. Gli altri due emigranti giocano entrambi nella J-League giapponese, Ahn Young-Hak, centrocampista, veste i colori dell’Omiya Ardija, mentre l’attaccante Jong Tae-Se gioca per il Kawasaki Frontale. Accanto a loro va citato sicuramente anche il portiere Ri Myong-Guk, un 24enne molto agile e sicuro nella presa. Il nord-coreano Kim Jong Hun è ct della propria Nazionale dal marzo 2008, quando è subentrato ad Han Hyong Yi, che a sua volta aveva preso il posto di Jo Tong Sop, che aveva iniziato il percorso di qualificazione a Sudafrica 2010, vincendo il doppio scontro nel turno preliminare contro la Mongolia. Il suo modulo prevede un soffocante 4-5-1, ma i coreani si distinguono anche per una buona preparazione atletica, cercando di chiudere tutti gli spazi agli avversari. La fase realizzativa, viste le scarse esperienze dei giocatori, sarà il vero punto debole.

COSTA D’AVORIO

La nazionale ivoriana esordì nel 1960 contro la vicina rappresentativa del Dahomey, oggi noto come Benin. Da allora la Nazionale si inserì bene nel panorama calcistico africano potendo contare su un buon parco giocatori, ma i risultati non furono brillanti: gli “Elefanti” in trent’anni raggiunsero al massimo qualche semifinale in Coppa d’Africa. È durante la Coppa d’Africa nel 1992 che la nazionale ivoriana centra il primo ed unico trofeo della sua storia. In finale superò il Ghana ai calci di rigore, partita giocata allo Stadio dell’Amicizia di Dakar, in Senegal, dopo un estenuante 11-10 dal dischetto. Nell’ottobre 2005, però, la squadra ha fatto di meglio, qualificandosi per la prima volta nella sua storia alla fase finale di un Mondiale. Presente a Germania 2006, dove è stata inserita nel Gruppo insieme ad Argentina, Olanda e Serbia-Montenegro, finendo con 1 vittoria e 2 sconfitte. L’esperienza degli ivoriani è stata comunque positiva: la Nazionale ha giocato un buon calcio e ha messo in difficoltà due grandi squadre come Argentina ed Olanda. Gli Elefanti della Costa D’ Avorio sono senz’altro la potenza del continente africano, almeno guardano i singoli giocatori. Le qualificazioni a Sudafrica 2010 sono state più che positive: l’unico momento difficile fu contro il Burkina Faso, a Ouagadougou, quando a togliere le castagne dal fuoco fu lui, Didier Drogba, il quale permise di portare a casa il risultato, con un finale 2-3. In difesa troviamo la coppia “inglese” formata da Emmanuel Eboué e Kolo Touré che insieme a Arthur Boka dello Stoccarda, formano una delle migliori difese di tutta l’Africa. Didier Zokora del Siviglia e Yaya Touré del Barcellona, forniscono un centrocampo che sa “mordere”. Ma è in attacco che la Costa D’Avorio sa dare il meglio, con il prolifico e potente Didier Drogba che, insieme a Salomon Kalou formano anche la coppia di attacco del Chelsea di Ancelotti. E’ toccato a Sven-Goran Eriksson, pochi mesi prima dell’inizio del Mondiale, prendere le redini della formazione ivoriana. Per il bravo ed esperto tecnico svedese, questa, è la terza Coppa del Mondo FIFA dopo aver condotto l’Inghilterra ai quarti di finale sia nel 2002 che nel 2006. Licenziato a metà delle qualificazioni dall nazionale messicana, ad Eriksson si presenta una ghiotta occasione per rifarsi, dopo i quarti di finale ottenuti a Germania 2006. Il modulo preferito dallo svedese è il 4-4-2, con una diga centrale composta sempre prevalentemente da due mediani “rocciosi”. La stella della nazionale è il centravanti Didier Drogba, autore di ben 43 reti in maglia ivoriana. Uno dei difetti più grossi, se non il più grosso della formazione, è quello di non sapere difendere insieme, manca compattezza e, forse, organizzazione di squadra. Il gioco della Costa d’ Avorio sembra un gioco molto individualista, che mister Eriksson dovrà cercare di modificare, lavorando in maniera da “accorciare” la squadra e renderla più solida.

PORTOGALLO

La squadra portoghese non si mise mai in luce nei primi 40 anni di attività, fino al 1966, quando grazie alla stella di Eusebio il Portogallo raggiunse la semifinale dei Mondiali inglesi, venendo sconfitta dai padroni di casa, poi vittoriosi in finale. Dopo di allora la prima qualificazione ad una rassegna importante arrivò nel campionato d’Europa 1984: il Portogallo si arrese alla Francia, ancora in semifinale. Poi il Portogallo ha saputo mettersi in luce a livello europeo in tre campionati consecutivi: nel 1996 giunse ai quarti e perse contro la Repubblica Ceca, nel 2000 arrivò in semifinale e subì l’eliminazione nuovamente ad opera della Francia e nel 2004, nell’edizione casalinga, arrivò in finale contro la Grecia, con cui perse per 1-0. nell’ultimo Mondiale il Portogallo di Scolari arrivò quarto, sconfitto dalla Francia in semifinale e dalla Germania nella finalina per il bronzo. Il Portogallo ha chiuso il girone di qualificazione dietro la Danimarca, a soli 19 punti. Indubbiamente la stella di questa squadra rimane Cristiano Ronaldo, per velocità e capacità realizzative, nonché per la sua classe immensa. Tuttavia il Portogallo ha altri giocatori importanti, a cominciare da Ricardo Carvalho, centrale di grande esperienza e sicurezza. Va valutata, invece, la condizione di Pepe a seguito di un infortunio al ginocchio. Veterani a centrocampo come Simao e Deco garantiscono qualità fuori dal comune. Il ct Carlos Queiroz si affiderà ad un 4-3-2-1 con Liedson come unico terminale offensivo e Ronaldo e Simao in grado di svariare lateralmente. Il modulo di gioco sarà tipico portoghese, con palla a terra e passaggi brevi, cercando poi il colpo del fuoriclasse per mettere l’attaccante davanti al portiere. Il difetto della Nazionale lusitana è sicuramente la fase realizzativa, da sempre; se si esclude il grande Eusebio, infatti, il Portogallo non ha mai avuto bomber di livello internazionale.

Guglielmo Cornelli

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