Nico Rosberg, dente avvelenato con Ferrari: aspre critiche e bordate micidiali

Nico Rosberg, ex pilota della F1 campione in Mercedes (06), continua la sua guerra verbale con Ferrari lanciando ogni giorno aspre critiche.

Sarà per il suo dente avvelenato con Ferrari, dato che fu sedotto e abbandonato, o sarà che crede veramente in ciò che sta dicendo… fatto sta che Nico Rosberg non perde mai occasione per attaccare Ferrari, il suo muretto ed il suo Team Principal, quantomeno salvando dalle critiche i piloti. Ultimamente l’ex campione di Formula Uno ha lanciato una serie di bordate clamorose contro la scuderia rossa di Maranello.

Nico Rosberg
LaPresse

Nico Rosberg è stato per un vita lì lì pronto a diventare un pilota Ferrari, ma il passaggio  del tedesco alla rossa di Maranello non si è poi mai ultimato: nel 2009 quando Massa si fece male ed invece finì per passare in Mercedes (credici Nico, è andata meglio così), nel 2013 quando Massa lasciò e nel 2014 quando anche Alonso si fece da parte. Eppure non si è mai arrivati alla firma nero su bianco, chissà perché.

Eppure c’è sempre stato tanto desiderio e tanta buona volontà da parte dell’ex pilota tedesco di entrare nel team di Maranello, che per altro un anno fa scrisse dei post it che lasciò appiccicati sulla Ferrari F40 del suo vicino di casa chiedendogli se gliela potesse lasciar guidare un po’, visto che era il sogno di Nico Rosberg da sempre. I bigliettini recitavano così: “Caro vicino di casa, sono Nico Rosberg, campione del mondo di Formula 1 nel 2016. Guidare una Ferrari F40 è nella lista dei miei desideri. Mi faresti provare la tua?“.

Eppure Ferrari e Rosberg non si sono mai incontrati infine, solo annusati e corteggiati da lontano ma non è poi mai scattato il fatidico primo bacio che desse via ad una lunga e stabile relazione. Col senno di poi meglio così, per te Nico eh mica per noi ferraristi, perché la Ferrari dal 2008 post Raikkonen è entrata in un loop di errori madornali di piloti e strategie del muretto, monoposto instabili e lente, Team Principal impreparati e la casella “titoli vinti” che da quel dì recita il tragicomico “zero” come numero, mentre Rosberg con Mercedes si è preso tre podi Mondiali di cui uno trasformato in vittoria finale nel 2016.

Perciò va bene il dente avvelenato Nico, ma così forse è troppo. Sì perché Rosberg non perde occasione per buttare fango su Mattia Binotto, il suo muretto e la Ferrari, che per carità non è che stiano facendo niente per farsi applaudire, anzi, ma neanche a criticarli sempre pure quando (raramente) sono esenti da colpe.

Nico Rosberg in questi giorni post Gran Premio di Francia ha aspramente criticato le scelte prese da Mattia Binotto ed i fatti accaduti al Paul Ricard: innanzitutto l’ex campione del mondo ha giustificato Charles LeCLerc dicendo che secondo lui la vettura non era granché in forma esentando così il pilota (che invece si è incolpato, giustamente) da ogni colpa, sostenendo che l’eccessiva pressione sulle gombe e la scarsa resistenza dell’ala al vento l’abbiano spinto fuori strada dopo aver perso il controllo, aggiungendo che Ferrari dovrebbe indagare sulla potenza extra data dal motore.

Rosberg ha proseguito la sua infangata verbale contro Binotto e i membri del muretto attaccandoli direttamente stavolta, sostenendo che mentre Carlos Sainz lottava da vero eroe per il podio loro fossero distratti a guardare sciocchi dati telemetrici inutili in quel momento, concludendo l’invettiva con “mentre mette in atto sorpassi importanti e può puntare al podio, il suo ingegnere gli chiede di tornare ai box. Sono matti?“. Secondo Rosberg il buon Sainz aveva ancora gomma e soprattutto era in pista col giusto passo per prendere Lewis Hamilton, dunque per lui non c’era bisogno di richiamarlo al box.

Comunque sia a Nico Rosberg non si può volere male, anche se alle volte contro noi ferraristi esagera, ma col suo immancabile occhiale da sole ed il capello biondo possiede questa aura alla Maverick di Top Gun che davvero non riesce proprio a farcelo stare antipatico.

Nico Rosberg: attacco a Mattia Binotto e le sue strategie

Le parole di Rosberg sono state chiare comunque, e forse non ha tutti i torti quando dice che “Mattia Binotto deve fare dei cambiamenti affinché questi errori di valutazione non avvengano più“, ma forse stavolta tante colpe non ne aveva il Team Principal di Ferrari.

Sainz stava esaurendo le gomme e seppur terzo in quel momento difficilmente avrebbe mantenuto la posizione fino a fine gara, perciò si è optato per richiamarlo e puntare a siglare il giro veloce e rimontare quante più posizioni possibili. E forse stavolta ha proprio avuto ragione Binotto.

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Che fare in quei frangenti? Rischiare il tutto per tutto e anche se non al cento percento provare a prendersi il podio o accontentarsi di poco meno ma andando sul sicuro nel riuscirci? Difficile a dirsi, ma essere Team Principal comporta anche (e soprattutto) prendere decisioni difficili del genere.