Superenalotto, strappano una schedina da 12 milioni: l’errore imperdonabile

Clamorosa vicenda riguardante il Superenalotto: la vincita record da 12 milioni milioni non viene convalidata, ecco perché.

Il grande fermento intorno al Superenalotto negli ultimi tempi è più che giustificato. La schedina più giocata d’Italia ha infatti raggiunto il montepremi recordo da oltre 270 milioni di euro, pronti a finire nelle casse del prossimo milionario che batterà ogni record segnato finora.

Superenalotto
Pixabay

Non sono però mancate, negli anni, le controversie legate al Superenalotto. Dalle schedine false fino alle ipotesi di schedine pilotate: non è mancato nulla, con risvolti veritieri o meno alla fine, specie nell’ambito della falsificazione delle giocate.

Molti altri hanno invece acceso il dibattito proprio nei confronti dello Stato, che convoglia nel montepremi in continua aumento solo il 60% del ricavo che ottiene dalle giocate al Superenalotto: un altro grande puntos, questo, su cui si è discusso e si continuerà a farlo.

La nuova frontiera, negli ultimi tempi, a cui sembrerebbe essersi legato il Superenalotto però riguarderebbe le schedine non convalidate. A volte sono frutto di erronee trascrizioni dei quotidiani, che sbagliando questo o quel numero quando riportano l’estrazione. Altre, invece, sono legate a veri e propri tentativi di truffa.

Superenalotto, scoperti i ladri che hanno provato a rubare 12 milioni

Per inquadrare al meglio questa bizzarra e triste vicenda, occorre fare un salto indietro nel tempo di quasi vent’anni. Siamo nel 2003, e alla Guardia di Finanza di Roma è stata da poco resa nota un’operazione delle Fiamme Gialle riguardante, per l’appunto, il Superenalotto.

L’otto novembre di quell’anno ci fu un solo vincitore capace di aggiudicarsi il ricercatissimo “6”, in provincia di Napoli. Ben 12.5 milioni vinti, e che in un primo momento tentarono di riscuotere alcuni soggetti provenienti dalla Puglia.

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Nonostante la loro schedina presentasse la combinazione vincente di numeri, risultò falsa. A permettere di smascherare il tentativo di furto fu un controllo incrociato tra la schedina, che risultava giusta ai fini del montepremi, e il terminale che invece riportava altro per la vittoria al Superenalotto.