Girone A: le schede di Sudafrica, Francia, Messico e Uruguay

GIRONE A

“Equilibrio”. Sembra questa la parola d’ordine del Gruppo A, formato da Sudafrica, Francia, Messico e Uruguay. La Francia di messier Domenech, pur non essendo una delle favorite al titolo, è in grado di concludere senza grossi patemi il girone al comando, mentre la corsa per il secondo posto si preannuncia avvincente e senza esclusione di colpi. Uruguay e Messico, sulla carta, vincono il confronto con i padroni di casa, ma il Sudafrica di Parreira, sospinto dal sostegno dei tifosi locali, potrebbe diventare l’incognita incalcolabile di questo torneo.

SUD AFRICA

“Uniti saremo forti”. Così recita l’inno nazionale del Sud Africa, che dopo aver completato con successo le prove generali della “Confederations Cup”, si prepara ad aprire il sipario sulla diciannovesima edizione dei Mondiali di Calcio. Oscurata dall’ombra dei successi degli “springboks” della palla ovale, la Nazionale di calcio, guidata dall’esperto ct brasiliano Carlos Parreira, ha nella manifestazione iridata una chance irripetibile per conquistare i cuori dei sudafricani. Il curriculum internazionale della formazione sudafricana è molto recente. A partire dagli anni ‘50 la rappresentativa sudafricana, per decisione della FIFA, venne esclusa dai tornei internazionali a causa del terribile regime di apartheid che governava il Paese. Con la liberazione di Nelson Mandela, e la sua successiva candidatura a Capo di stato, nel ’92 alla Nazionale dei “Bafana Bafana” è stato permesso di partecipare di nuovo ai tornei internazionali. Da quell’anno la formazione sudafricana ha arricchito la propria scarna bacheca con una Coppa d’Africa nel ’96 e due partecipazioni ai Mondiali, oltre ad un prestigioso quarto posto nella Confederations Cup 2009. L’esperienza di Parreira, che può vantare ben cinque partecipazioni a manifestazioni mondiali con altrettante squadre, sarà decisiva per organizzare al meglio una squadra che sul piano tecnico-tattico sembra carente in più reparti. Il Sudafrica attinge la maggior parte dei propri atleti dalle due squadre nazionali più blasonate: i Mamelodi Sundowns e gli Orlando Pirates. Le speranze dell’intera Nazione sono però riposte nel talento di due giocatori che militano entrambi nella massima serie del campionato inglese: Steven Pienaar dell’Everton e Benedict “Benny” McCarthy del West Ham. Il talentuoso centrocampista dell’Everton ha incantato con le sue giocate la “metà blu” di Liverpool, ma i tanti infortuni ed un andamento altalenante fanno di Pienaar un giocatore non molto affidabile; per quanto riguarda invece McCarthy, l’ex attaccante di Celta Vigo e Blackburn Rovers ha subito un brutto infortunio che lo ha tenuto fermo ai box per gran parte della stagione, impedendogli di giungere a questa manifestazione al top della forma. Da tenere d’occhio anche il talentuoso Masilea, autore di ottime prestazioni sul palcoscenico europeo con la maglia degli Israeliani del Maccabi Haifa. In attacco non sembrano vere bocche da fuoco Mphela, Mashego e Fanteni, che sono riusciti a totalizzare insieme un magro bottino di solo sei reti. Un’ultima curiosità riguarda la tenuta da gioco che indosseranno i “Bafana Bafana”: la maglia gialloverde è caratterizzata da un elaborato motivo di undici fili, che simboleggia le altrettante tribù che popolano il paese.

URUGUAY

La formazione di una vecchia conoscenza del calcio italiano come Oscar Tabarez potrebbe essere la mina vagante del torneo. Con un passato costellato da grandi successi e un palmarès che può vantare 2 Campionati del Mondo(Uruguay 1930 – Brasile 1950), 14 Coppe America (record assieme all’Argentina, ultima vinta nel 1995), e 2 medaglie d’oro olimpiche (Parigi 1924 – Amsterdam 1928), l’Uruguay non ha mai faticato a guadagnarsi un posto nel cuore degli amanti del calcio. La “Celeste” ha però ottenuto il suo ultimo buon piazzamento nel lontano 1970, con un quarto posto nei Mondiali messicani, e gli anni di lontananza dalle posizioni che contano hanno contribuito a creare la nomea di una squadra bella da vedere ma troppo effimera. L’Uruguay, capitanato dall’ottimo difensore del Fenerbahce Diego Lugano, ha dato una buona dimostrazione di forza nelle qualificazioni sudamericane, giungendo quinta nel girone del Sud America, dietro Brasile, Cile, Paraguay e Argentina, e conquistando poi il pass per i Mondiali eliminando il Costa Rica. Andando ad analizzare l’ossatura della squadra è evidente che il terminale offensivo costituisce l’arma più affilata della “Celeste”. L’ex ct di Milan e Cagliari può infatti contare su una scuderia di cavalli di razza del calibro di Diego Forlan, che ha condotto a suon di gol l’Atletico Madrid alla conquista della Europa League contro il Fulham, Luis Suarez dell’Ajax, il palermitano Edinson Cavani e Sebastiàn Abreu del Botafago. Per quello che riguarda i giocatori che militano nel nostro campionato, oltre al già ricordato Cavani, vestono la maglia biancoceleste anche l’estremo difensore della Lazio Muslera, il terzino bianconero Martin Cacerès e l’arcigno centrocampista napoletano Gargano.

FRANCIA

Una qualificazione fortunosa e ingiusta. Uno spogliatoio spaccato. Un allenatore non apprezzato dalla stampa, dai tifosi, e da alcuni giocatori. L’esclusione di nomi illustri. Uno dei giocatori simboli invischiato in uno scandalo a luci rosse. Bastano tutti questi elementi per poter considerare la Francia fuori dai giochi? Assolutamente no. Perché la Nazionale transalpina non è una Nazionale come le altre: è una formazione storica, che incute timore, ricca di talento, che proprio poiché si trova in uno stato di difficoltà è ancora più pericolosa. La rappresentativa guidata dall’istrionico Raymond Domenech è riuscita, dopo un girone discontinuo e balbettante, a qualificarsi per i Mondiali sudafricani all’ultimo istante, grazie al gol di Henry, che con una mano galeotta ha deciso il contestatissimo match contro l’Eire del Trap. “La seconda mano di Dio”, come è stata definita dalla stampa transalpina, ha scatenato una putiferio di polemiche che hanno portato addirittura alla richiesta della ripetizione della gara. A questo proposito, chissà se l’iniziativa della catena “Pizza Hut” di regalare ad ogni gol subito dalla Francia durante i Mondiali una pizza ai tifosi irlandesi servirà a rendere più digeribile la cocente delusione per i seguaci del Trap. I “Blues” si presentano comunque con una formazione altamente competitiva, che vede nel ex milanista, e attuale trascinatore del Bordeaux, Yoann Gorcouff il giocatore più in forma. Domenech sceglie ancora una volta di non arruolare Sebastien Frey e Philppe Mexes, lasciando così a zero il numero di giocatori che militano nel campionato italiano. La Francia, che nella sua bacheca può esibire un solo trofeo mondiale vinto nell’edizione casalinga del ‘98, ripone le proprie speranze nell’assoluto talento di Frank Ribery, in un Thierry Henry alla ricerca di riscatto dopo una stagione di luci e ombre con il Barcellona ed in Nicolas Anelka, autore di una eccellente annata con i campioni d’Inghilterra del Chelsea. Il reparto difensivo, che si regge sull’asse dell’Arsenal formato da William Gallas e Gael Clichy, sulla carta sembra poter essere il reparto più solido. I francesi non partono dunque con il favore del pronostico, ma è fatto noto che in una competizione di breve durata e particolare come i Mondiali di calcio, una ostile situazione esterna può servire come collante per solidificare e amalgamare il gruppo: l’Italia dei Mondiali del 2006 ne è un esempio evidente.

MESSICO

“El equipo tricolor tiene mucho corazòn”: così i tifosi messicani incitavano la propria squadra in occasione dei Mondiali di Messico ’86. E l’espressione “mucho corazòn” rispecchia alla perfezione l’anima che ha sempre contraddistinto la rappresentativa messicana: una squadra che, pur non avendo una formazione costellata da fuoriclasse, ad eccezione naturalmente dell’ex stella del Real Madrid Hugo Shanchez, ha sempre venduto cara la pelle in ogni tipo di manifestazione. Anche le maglie indossate dalla “El Tri” sono un emblema di questa caratteristica: infatti la tenuta che i giocatori del ct Javier Aguirre vestiranno nel Mondiale africano, rende omaggio agli eroici Guerrieri Aquila Aztechi, simboli di coraggio e fierezza. Il Messico ha conquistato il proprio posto in Sudafrica sconfiggendo nell’ordine Belize, Canada, e Giamaica, e posizionandosi al secondo posto dietro gli Stati Uniti nella seconda fase. La rappresentativa messicana cercherà di bissare l’ottimo risultato dei Mondiali 2006, dove la formazione di La Volpe è stata sconfitta dall’Argentina nei supplementari degli ottavi di finale. Dopo i Mondiali in terra tedesca si sono susseguiti diversi allenatori sulla panchina rossoverde, fra cui una vecchia conoscenza del campionato italiano come Sven Goran Eriksson, attuale ct della Costa d’Avorio. Il punto di riferimento di questa squadra è senza dubbio il capitano Rafa Marquez, difensore del Barcellona, dotato di ottimo senso della posizione e carisma ma che nel proprio club ha trovato poco spazio a causa della scomoda concorrenza dei due centrali spagnoli Piquè e Puyol. Al suo fianco completano il reparto arretrato due giocatori di provata esperienza e affidabilità: Ricardo Osario dello Stoccarda, e Carlos Salsidos del Psv Eindhoven. Andres Guardado del Deportivo La Coruna rappresenta invece il perno intorno a cui ruotano i meccanismi del centrocampo. La squadra di Aguirre spera soprattutto che i Mondiali africani siano l’evento in cui si consacrerà la stella i Giovanni Dos Santos: cresciuto nella “cantera” del Barcellona a fianco di Pedro e Bojan, la carriera del talentuoso esterno di origine brasiliana è andata in calando e, dopo aver militato nel Tottenham e nell’Ipswich Town, ha cercato il rilancio in Turchia con la maglia del Galatasaray. I Mondiali sono per lui l’occasione della vita.

Edoardo Corsi

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